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Inceneritore Fenice, Il ministro Orlando lo vuole tenere APERTO

E' stata pubblicata sul sito del Senato la risposta del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, all'interrogazione sull'attività dell'inceneritore "Fenice" di Melfi in Basilicata. Testo della questione e risposta da pag. 334 a 348 in questo fascicolo di interrogazioni.

Inceneritore Fenice, Il ministro Orlando lo vuole tenere APERTO

Ci vuole una bella faccia tosta politica, e un'esperienza non da poco nel gioco delle tre carte, da parte del sottosegretario Marco Flavio Cirillo, per conto del ministro all'ambiente, Andrea Orlando, nel far sapere che, in risposta all'interrogazione del M5S, la Regione Basilicata, la Provincia di Potenza e il Ministero hanno «da tempo» sott'occhio la questione Fenice e che «ritengono inaccettabile il tentativo della società francese di escludere proprie responsabilità sul superamento, nelle acque sotterranee, della soglia di contaminazione relative ai metalli pesanti».

Insieme all'Arpa di Basilicata, la Regione, la Provincia e il Ministero, hanno, infatti, tenuto sottocchio così bene Fenice Ambiente srl che, per nove anni, come dimostra l'indagine della Procura di Potenza, è stata non solo consentita, ma anche celata ai cittadini la contaminazione delle falde sotto l'area di Fenice e dell'ex zuccherificio. Tutti questi enti, invece, sembrano essere ben consapevoli del fatto che si stesse consumando un reato nel melfese e che, il dichiarare come «inaccettabile» l'autoassoluzione di Fenice Ambiente, è una maniera subdola della politica lucana di autoassolversi dall'aver disatteso il principio di precauzione e dall'aver favorito procedimenti industriali in difformità della legge 152 del 2006. Un sofismo che non salverà la classe dirigente lucana da una "Norimberga" per i reati ambientali commessi a spregio della catena alimentare umana, per aver sottostimato i dati epidemiologici sulla salute dei lucani e per aver nascosto molte attività invasive.

L'Istituto nazionale dei tumori di Milano assegna alla Basilicata, negli ultimi 20 anni, un trend di incremento dei tumori doppio rispetto alla media nazionale. Lo studio "Sentieri" parla di incidenze tumorali ad alto tasso di mortalità tra gli abitanti e i lavoratori delle due aree Sin regionali (Tito Scalo e Valbasento). La "Relazione Sanitaria 2000" dell'Istituto Mario Negri Sud, dopo 3 anni di osservazioni, dal 1997 al 2000, certificò, inascoltata per i successivi 13 anni, come in Val d'Agri le patologie cardio respiratorie avevano incidenze doppie rispetto al resto della regione. In Val d'Agri, l'Eni ha sperimentato sin dal 1999 l'uso di sostanze tossiche come l'acido cloridrico, l'acido fluoridrico, e «strane pillole viscose», mentre in tutti questi anni, le società minerarie e i politici lucani si sono sbracciati a dire che nel sottosuolo lucano si iniettava bentonite, una specie di innocua argilla.

Al ministro e al suo sottosegretario, tra l'altro, non è stato chiesto di conoscere il loro grado di "apparentamento politico" con la classe dirigente lucana né il loro grado di conoscenza dei fatti di cronaca su Fenice né quello sul relativo "Progetto Operativo di Bonifica", formulato in bozza in Regione nell'aprile del 2012 e ampiamente descritti nella risposta all'atto ispettivo del M5S. Molto più gravemente, l'interrogazione del M5S mirava a chiedere: un cronoprogramma per la chiusura dell'inceneritore; le misure da applicare per la consapevolezza reale del danno creato alle popolazioni; l'applicazione dell'art. 132 del Decreto Legislativo n. 152/2006 della legge italiana. Disposizione che consente agli enti pubblici di provvedere alla bonifica dell'area, con oneri a carico di chi ha inquinato, anche con nomina, essendo una prerogativa del ministro, nell'esercizio dei poteri sostitutivi, di cui al comma 1 dell'art. 132 del D.lgs 152/2006, di un commissario "ad acta" per la gestione delle aree contaminate.

Fonte: Parlamento 5 Stelle

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